Riprendiamo il viaggio nel mondo dei microsynth che hanno fatto (e che tutt’ora fanno) scuola: parliamo oggi del MicroKorg, modello di punta in questo settore di casa Korg lanciato nel lontano 2002. Uno strumento votato alla praticità, in quanto fin dal primo impatto esso suggerisce leggerezza (nel vero senso della parola) e trasportabilità. Non facciamoci però ingannare dal look “retro”: le migliori sonorità che otterremo con esso hanno sapore moderno, e cercheremo di capire il perchè.

E’ un synth analogico virtuale, ovvero modellatore digitale di sintesi analogiche, per cui non fa uso di grandi polifonie: appena 4 voci, ma sono sufficienti per uno strumento di appena 37 tasti.
A proposito di tasti, la sensazione è che siano un poco più stretti del normale, vuoi per risparmiare spazio data la sua natura portatile. Questo rischia far perdere un pò di velocità durante l’esecuzione se non ci si abiuta a suonare entro “spazi angusti”. C’è comunque una discreta sensibilità al tocco, sebbene non (ma questo è più che comprensibile) all’aftertouch. I tasti non sono pesati, ma c’è una sensibilità molto buona alla velocità.

Nella parte alta dispone di 5 knobs: cutoff, resonance, attack, release e tempo.

A colpo d’occhio, l’editing non è dei più semplici: non è questo uno di quei casi in cui abbiamo ogni comando davanti agli occhi. Basta però poco per rendersi conto che, una volta compresi i meccanismi elementari di procedura, il sound editing diventa un gioco da ragazzi ed è a questo punto che si scoprono i migliori pregi di questo piccolo synth. Si consideri poi che in questo senso si può contare su un libretto di istruzioni chiaro e ricco di contenuti.
In più, se ci si affida all’editor messo a disposizione da Korg, diventa tutto davvero elementare ed immediato.

Non ha una memoria disponibile, per cui i suoni ottenuti possono essere salvati solo sovrascrivendo quelli già presenti: poco male, se si considera che la maggior parte di essi non vale molto, quasi come uno sprono a crearne di propri.
Difatti, seppur a basso costo, non è uno strumento che mi sentirei di consigliare a chi si trova alle prime armi, in special modo a chi è solito affidarsi ai suoni preconfezionati; i presets (128) appaiono un pò mediocri, sia nella gamma che nella veridicità sonora.
Scordatevi quindi pianoforti, archi, organetti e simili; ma se cercate suoni sintetici da elaborare o creare di punto in bianco, il MicroKorg è ciò che fa per voi: ottimi leads, eccellenti sonorità grunge.

Altro punto di forza di questo strumento è indubbiamente il vocoder (comprensivo di microfono, quasi come se volesse dire “usami!”); esso processa in maniera impeccabile ed istantanea i suoni vocali, uno dei migliori vocoder tutt’oggi in circolazione e a dir poco ottimo per l’utilizzo live.
Gli effetti comprendono la gamma standard degli immancabili: distorto, chorus, flanger, phaser, stereo delay, EQ.

Piccola chicca: funziona anche a pile. Attenzione però, non durano mai più di 4-5 ore.
Prezzo: tra i 400 ed i 450 euro per il nuovo.

 

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L'autore del post

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Alberto Moneti
34 anni, polistrumentista: pianoforte, chitarra, batteria, clarinetto. Ha conseguito la licenza in teoria musicale e solfeggio presso il Conservatorio Cherubini di Firenze. Dal 1997 è organista presso la Basilica di Santa Maria del Sasso, a Bibbiena (AR).