plettro

Non dimentichiamoci mai che spesso tra noi e le corde della chitarra c’è un plettro: quel plettro influenza in modo evidente il sound, il tocco (pizzico) nonchè la facilità e la rapidità di suono, per cui va scelto con cura; e le offerte sono davvero tante. Cerchiamo di chiarire in questo articolo su quali nozioni teoriche ciascun chitarrista si può e si deve basare, per partire alla ricerca del proprio plettro con le idee chiare.

Tanto per cominciare, chiariamo quali sono le caratteristiche che un buon plettro deve possedere:

  • Grip: un plettro deve essere maneggiabile, per cui senza un buon grip scivola dalle mani. E’ importante sottolineare che un valore aggiunto alla qualità del plettro è la sua maneggiabilità nelle condizioni più estreme (umidità, mani sudate).
  • Durabilità: in altri termini la resistenza all’usura, che spesso dipende dal materiale di cui il plettro è composto. E’ utile tenere in considerazione il fatto che spesso c’è molta differenza tra il lifetime di un plettro e quello di un altro.
  • Peso: anche qui entra in gioco il materiale, con annessi e connessi.
  • Prezzo: fattore meno incisivo, giusto per ricordarsi che un buon plettro costa, nel 99% dei casi, meno di 1,50€.

Altre caratteristiche, come lo spessore, sono gestibili direttamente all’acquisto in quanto la quasi totalità dei modelli in circolazione presenta una vasta gamma (da meno di 0.4 millimetri a più di 1,5). La forma invece è da considerarsi un fattore puramente soggettivo.

Diciamo una banalità: la cosa più importante è che il plettro sia confortevole per chi lo utilizza. E’ sempre bene ricordarsi che, anche se un plettro vi è stato suggerito, qualora voi non lo trovaste comodo non dovreste utilizzarlo.

Scegliere lo spessore giusto

Come già detto, lo spessore può essere scelto in base alle vostre preferenze; questa scelta deve tenere conto che

  • Un plettro molto fine (Thin) non ha un buon attacco, non è adatto per assoli veloci e si consuma facilmente. E’ consigliabile l’utilizzo di un plettro fine per parti di accompagnamento, accordi, specialmente su chitarre classiche.
  • Un plettro molto spesso (Heavy) si presta più a parti tecnicamente più complesse grazie al suo attacco e meno a parti d’accompagnamento standard, sebbene possa tornare utile per quelle eseguite in power chord.

Il fattore “materiale”

Il fattore materiale (ovvero il materiale con cui il plettro è costruito) è quello che più di tutti incide sulla qualità del plettro, in quanto quello che incide su tutte e quattro le caratteristiche sopra elencate.
La stragrande maggioranza dei plettri è in plastica, tra le cui varianti spiccano il Nylon ed il Tortex/Delrex:

  • Il Nylon è molto popolare in quanto flessibile e resistente abbastanza da permettere spessori minimi; ha però una superficie liscia, che a meno di ulteriori rivestimenti da parte del produttore comporta la perdita di grip, e spesso tende a consumarsi in fretta.
  • Il Tortex (prodotto da Jim Dunlop) o Delrex (prodotto da D’Andrea) sono due varianti di plastica caratterizzati da superficie opaca. E’ il plettro per eccellenza in fatto di grip, in quanto studiato per non scivolare anche in condizioni di estrema umidità.

tortex delrex

  • Altre varianti di plastica sono la celluloide, il primo materiale moderno utilizzato per costruire i plettri e comunque tutt’oggi spesso in uso, gli acetali, noti per la loro durabilità ed infine la resina Ultem, plastica molto rigida e quindi portata a produrre suoni più brillanti, usatissima da chi suona il mandolino.

Parallelamente alla plastica esistono plettri di metallo, prevalentemente acciaio, utilizzati per la loro rigidezza e durabilità. D’altro canto però questo tipo di plettro produce suoni molto squillanti, consuma le corde e soprattutto, se utilizzato per l’accompagnamento, rovina il corpo della chitarra (battipenna).

 

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L'autore del post

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Alberto Moneti
34 anni, polistrumentista: pianoforte, chitarra, batteria, clarinetto. Ha conseguito la licenza in teoria musicale e solfeggio presso il Conservatorio Cherubini di Firenze. Dal 1997 è organista presso la Basilica di Santa Maria del Sasso, a Bibbiena (AR).