Per questioni di tempo (musicale) e di leggibilità, le note in un pentagramma vengono raggruppate in successioni. Ciascuna di esse si chiama misura o battuta musicale ed è riconoscibile poichè delimitata da due righe verticali sul pentagramma che indicano l’inizio e la fine della battuta stessa (tale fine coincide con l’inizio della successiva).
Ciascuna battuta raggruppa lo stesso valore di note: la somma dei valori delle note dentro una battuta è la stessa per tutte le battute del pentagramma.

Questo valore totale non è casuale e può variare da uno spartito all’altro. Viene indicato da una frazione posta all’inizio dello spartito stesso e subito dopo la chiave musicale, che prende il nome di tempo.

Nell’esempio in figura qui sopra ciascuna battuta dovrà contenere un valore totale di 4/4. Tale valore può essere ottenuto in un’infinità di modi, ricordando i valori musicali di ciascuna nota (ma anche quelli delle pause):

  • Due minime
  • Quattro semiminime
  • Due semiminime + quattro crome
  • Eccetera.

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L'autore del post

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Alberto Moneti 29 anni; pianista dall'età di 8 anni, organista, percussionista, ha conseguito la licenza in teoria e solfeggio al Conservatorio Cherubini di Firenze. Webmaster, operatore di marketing online e SEO. Twitter @albertomoneti